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Di gite ed etimologia

Antefatto.

Può una gita fuori porta scatenare curiosità etimologica? Sì!

Da tempo desideravo visitare la costa slovena e finalmente mi sono decisa. Dopo aver individuato la meta, Portorose e Pirano, mi sono documentata sulle attrazioni da vedere in un giorno.

Preparando l’itinerario avevo già segnato nella to visit list Piazza Tartini – Trg Tartini – e mi ero incuriosita sulla sua pronuncia. Percorrere la Obala in macchina e vedere cartelli bilingue che indicavano l’apertura di nuovi negozi, ha catturato la mia attenzione su trgovina, la parola slovena per negozio.

Da lì è scattata la ricerca etimologica.

Lo sloveno e trg

Lo sloveno appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee, al gruppo delle lingue slave e al ramo delle lingue slave meridionali. È lingua dell’Unione Europea, ufficiale in Slovenia, co-ufficiale in Friuli Venezia Giulia e regionale in Italia, Ungheria e Austria.

Scendiamo ora nei dettagli.

Trg, che mi ha tolto il sonno, è un sostantivo maschile che significa piazza, mercato, commercio. La parola ha origini antiche, è legata al commercio ed è comune a molte lingue europee, ad esempio in polacco con targ, nel russo торг, in svedese e norvegese in torg, treg per l’albanese e turgus in lituano. In italiano la troviamo in Trieste, il cui antico nome romano era Tergeste, città-mercato.

Deriva dal proto-slavo *tЪrgЪ, sostantivo ricostruito, che indicava, la merce, il commercio, o il luogo in cui si scambiavano le merci. Oggi mantiene lo stesso significato in sloveno, croato e serbo e indica la piazza o il mercato, con rimando al passato, quando il mercato, inteso come luogo destinato allo scambio di merci, e le attività commerciali si svolgevano sulla piazza cittadina. Ma come arriviamo da trg a trgovina? Il suffisso -ovina viene utilizzato per creare nomi astratti o collettivi che si riferiscono a un’attività o a un territorio.

Confini e punti di incontro

La mia passione per le lingue e l’etimologia ha mosso il desiderio di approfondire e di confermare l’intuizione sul legame tra trg e trgovina. Il passato lascia tracce, di cui non siamo sempre consapevoli, anche attraverso la lingua. Ed è per questo che amo le città di confine, fatte di radici e mescolanza, salde e ferme sulla propria identità, ma non insensibili all’altro, dove le lingue non stabiliscono confini, ma costruiscono ponti e punti di incontro. Dove una lingua finisce e l’altra inizia. Forse.

Piazza Tartini dal campanile ©Monica Zanetti

©Monica Zanetti

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